A cura di Beppe Mannaggia
Direttore della Gazzetta dello Stolt
Luglio 2026 — Acireale, La Timpa
Caro lettore, questa intervista è stata terribilmente complicata da realizzare. Non perché il Presidente Marco Palazzolo sia scappato — tutt’altro, è stato disponibilissimo — ma perché stai parlando con uno che ha il sedime di un Avocado Stadium con 20.000 posti, colori nero-giallo, e una squadra nella Flavio Gioia League che — ammettiamolo — è fantastica quando vinci, è una tragedia quando perdi.
Accettate questa premessa e buona lettura.
INTRODUZIONE — O: “COME ABBIAMO TROVATO LA CONSOLAZIONE AL BILANCIO GUARDANDO LE MAPPE DELL’ACESE”
Marco Palazzolo, presidente dell’Araba Fenice, mi riceve nel suo ufficio qui a La Timpa, Ad Acireale. Alle pareti: foto storiche della squadra che lotta nella Flavio Gioia League e mappe catastali di un appezzamento di terreno nell’acese.
Sulla scrivania: da un lato il calendario della stagione (non esattamente glorioso), dall’altro documentazione amministrativa che farebbe svenire un notaio. È il perfetto specchio di chi ha capito che quando gestisci una società nella Flavio Gioia League, devi avere un piano B. E possibilmente, che quel piano B sia poggiato su ettari di terra certificata.
L’Avocado Stadium — lo stadio della società, 20.000 posti, La Timpa — domina il panorama da dietro di noi. È bellissimo quando è pieno. È malinconico quando — come capita spesso — è mezzo vuoto.
Iniziamo. Con prudenza.
LA STAGIONE TRASCORSA: QUANDO “CONSOLIDAMENTO” SIGNIFICA “NON SIAMO FALLITI”
Presidente, la stagione 2025-2026 nella Flavio Gioia League. Partiamo dal fatto che “consolidamento” è il termine che usano i governi per dire “non abbiamo distrutto tutto”. Come la mettiamo con l’Araba Fenice?
[sorride guardando l’Avocado Stadium dalla finestra]
Beh, “consolidamento” in questo caso è il termine tecnico per “poteva andare peggio, molto peggio”. Avete visto l’Avocado Stadium? 20.000 posti. Bellissimo. Quando pensi che hai uno stadio di questa categoria, inizi a prometterti che almeno salverai la stagione con decenza.
Risultati positivi sulla carta, sì, ma quando dici che hai “raggiunto gli obiettivi minimi” nella Flavio Gioia League, stai ammettendo che hai passato nove mesi con il fiato sospeso. E intanto Mister Giuffrida si tirava i capelli in panchina.
Sa qual è la genialità di questa gestione? Mentre i giocatori in campo perdevano partite importanti qui all’Avocado Stadium, io stavo a scoprire che avevamo una risorsa patrimoniale nell’acese. È come avere un paracadute mentre qualcun altro sta cadendo dal dirupo. È il vero luxury planning del calcio siciliano.
Ma tecnicamente, come è andata la squadra?
[ridacchia]
In campo abbiamo trovato un assetto solido nel girone di ritorno — vedi, questo è il calcese per “abbiamo smesso di litigare negli spogliatoi intorno a novembre”. Mister Giuffrida ha avuto il merito di ricostruire psicologicamente quello che era un disastro tattico.
Il settore giovanile ha prodotto prospetti interessanti — che è il modo cortese di dire: “Speriamo che il prossimo anno almeno uno di questi ragazzi non si riveli un disastro totale”.
Ma la vera scoperta — e qui è bellissimo — è che mentre perdevamo partite nell’Avocado Stadium, scoprivamo certificazioni amministrative sul terreno. È come se l’universo dicesse: “Beh, che non vinca il campionato, almeno la burocrazia sia dalla vostra parte.”
Tre sconfitte consecutive a novembre-dicembre. Che è stata una vera crisi?
Ah, le tre sconfitte. Sa come funziona in calcio nella Flavio Gioia League? Quando perdi tre partite di fila, il primo istinto è cercare il capro espiatorio: Mister Giuffrida è scarso, i giocatori sono lentoni, la luna piena ha influito sugli ormoni, Dio non ci ama più.
Ma qui arriviamo al capolavolo di questa stagione: mentre il campo era un disastro all’Avocado Stadium, io cominciai a dire a giocatori e dirigenti — con un sorriso tranquillizzante — “Beh, sì, abbiamo perso, però abbiamo completato l’indagine catastale nell’acese”.
[si sporge in avanti] Capisce l’effetto psicologico? “Presidente, abbiamo perso ancora davanti a 5.000 persone!” — “Sì, sì, terribile, però adesso abbiamo la documentazione amministrativa certificata.” Da quel momento, nessuno sa più di cosa parlare. Crisi psicologica risolta con la burocrazia. È geniale.
L’AVOCADO STADIUM: QUANDO LO STADIO È PIÙ INTELLIGENTE DELLA SQUADRA
Presidente, parliamo dell’Avocado Stadium. 20.000 posti a sedere, LED professionali, settori indipendenti, tutto omologato per competizioni nazionali. È uno stadio che promette quello che la squadra non riesce a mantenere?
[ride amaramente]
L’Avocado Stadium è il nostro specchio più crudele. È uno stadio meraviglioso — serio, lo è. Campo di gioco a regola d’arte, illuminazione a LED per le trasmissioni TV, servizi impeccabili, settore ospiti dedicato. È il tipo di stadio che dici: “Ragazzi, con una struttura così, almeno uno di voi deve giocare decentemente.”
E invece? Ogni fine settimana, guardo 8.000-10.000 posti vuoti di un impianto che potrebbe contentare 20.000 spettatori. È come avere una Ferrari e guidare a 40 all’ora.
Il vantaggio è che quando perdiamo, lo facciamo con stile. Quando vinci invece — e capita — la gente ricorda l’atmosfera. L’Avocado Stadium sa come amplificare il tifo. È un fattore campo legittimo.
Ma il problema è che uno stadio così bello, così moderno, crea aspettative. La gente entra qui, vede LED ad alta definizione, tribuna stampa attrezzata, zone VIP, spogliatoi da Serie A. E poi pensi: “Ma come, con tutto questo, siamo in questa posizione in classifica?”
È uno spreco di infrastrutture?
Spreco è una parola brutta. È inutilizzo consapevole. [pausa] No, scherzo — è uno spreco. Però è un spreco utile. Perché mentre altri club della Flavio Gioia League si accontentano di campi provinciali, noi abbiamo un Avocado Stadium che potrebbe ospitare qualsiasi categoria di calcio professionistico. Un giorno, magari, ci servirà.
L’APPEZZAMENTO NELL’ACESE: LA SCOPERTA CHE HA SALVATO TUTTO (FORSE)
Okay, parliamo seriamente dell’appezzamento nell’acese. Non è che è diventato una scusa per evitare conversazioni difficili sul calcio — tipo perché all’Avocado Stadium non riempite i posti?
[pausa, sorride con sincerità malevola]
Totalmente. Una scusa meravigliosa. Sa, quando parli di beni patrimoniali, di sostenibilità ambientale, di mappatura amministrativa — roba noiossissima, onestamente — la gente smette di farsi domande scomode come “Perché i vostri terzini, dentro il nostro bellissimo Avocado Stadium, calciavano come se avessero piedi ortopedici?”
Ma — e questo è importante — non è completamente una scusa. È una scusa che funziona. Perché dietro c’è roba concreta. Abbiamo finito l’indagine catastale, regolarizzato la documentazione — roba noiossissima che nessuno vuole fare — e improvvisamente la società ha una base patrimoniale certificata.
È come dire: “Sì, la squadra nella Flavio Gioia League non vince, però il bilancio non fa paura ai revisori dei conti.” Non è esattamente entusiasmante, ma è rassicurante.
Come ha influito questa “stabilità patrimoniale” sul morale di giocatori e dirigenti all’interno dell’Avocado Stadium?
[ride di gusto]
Bellissimo. I giocatori vengono negli spogliatoi — e sì, gli spogliatoi dell’Avocado Stadium sono bellissimi — sono furibondi per l’ennesima sconfitta, e dici loro: “Ragazzi, vi capisco, ma qui abbiamo una situazione di stabilità territoriale che…” — e già li vedi gli occhi che vitrificarsi. Non sanno se è una bugia o la verità, ma suona bene.
I dirigenti? Ancora meglio. Un dirigente frustrato per i risultati sportivi si consola immediatamente quando gli mostri una mappa topografica e gli dici: “Guarda, qui abbiamo un asset che potrebbe essere interessante a lungo termine.” Improvvisamente tutti sentono di far parte di un grande progetto, non di una squadretta che perde in casa davanti a 10.000 posti vuoti.
È la terapia di gruppo più efficace che ho mai visto. Meglio dello psicologo. Meglio di una vincita al Superenalotto.
Mi stai dicendo che i terreni nell’acese sono stati il vostro mantra gestionale quando le cose andavano male all’Avocado Stadium?
Esattamente. È il mantra quando le cose vanno male. Ti chiedi: “Ma allora a che serve avere questo bellissimo Avocado Stadium da 20.000 posti se tanto perdiamo le partite?” E la risposta mentale che ti dai è: “Beh, almeno abbiamo il terreno nell’acese.” È buffo, è leggermente disperato, ma funziona.
È come avere uno sposo ricco che non guadagna. Cioè, ha già soldi. Non è l’ideale, ma dà dignità al disastro.
GLI “OBIETTIVI” PER IL PROSSIMO ANNO — O: LA FANTASIA CHE SERVE DA TRANQUILIZZANTE
Presidente, passiamo alle ambizioni per il 2026-2027 nella Flavio Gioia League. Parliamo di “migliorare di cinque posizioni in classifica”. Cioè?
[sorride con quella malvagità affettuosa di chi sa perfettamente che sta promettendo l’impossibile]
Significa che finora abbiamo fatto talmente male che una miglioria sarà visibile anche agli spettatori ubriachi seduti nei 20.000 posti dell’Avocado Stadium.
È facile promettere di salire di cinque posizioni quando sei in posizioni ridicole. È il calcio siciliano nella Flavio Gioia League: la barra per il successo è così bassa che perfino noi potremmo sorpassarla.
Abbiamo già individuato tre profili: un terzino destro esperto, un centrocampista dinamico, una punta con fame. Che significa? Significa che abbiamo capito dove non funzionava. I terzini calciavano malissimo, i centrocampisti non correvano, la punta non segnava. Geniale analisi, eh?
Quindi state correggendo gli errori evidenti mentre Mister Giuffrida ricostruisce psicologicamente il gruppo?
Correggendo è un termine ottimistico. Stiamo cercando di rattoppare in modo che non sia troppo grottesco. È come quando il medico ti dice “i tuoi risultati non sono buoni” — sì, ha ragione, ma è una scoperta inaspettata solo per chi non si guarda allo specchio ogni mattina.
Con Mister Giuffrida, il lavoro è duplice: tattico e psicologico. Lui cerca di far capire ai giocatori che l’Avocado Stadium non è una scusa, è una risorsa. Se perdete in uno stadio così bello, almeno fatelo con dignità e crescita.
LA VISIONE STRATEGICA: QUANDO IL CALCIO DIVENTA AGRICOLTURA (MA PIÙ NOBILE)
Presidente, c’è una vera strategia dietro questo “appezzamento sostenibile nell’acese”? O è diventato il vostro espediente di comunicazione quando le cose vanno male all’Avocado Stadium?
[pausa contemplativa, poi una risata onesta]
Sì, c’è una strategia. È vera. Però riconosco che è comoda anche come espediente. È così che funzionano tutte le belle cose nel calcio: sono vere e false contemporaneamente.
Il terreno nell’acese — parliamo con franchezza — è una risorsa reale. Potremmo svilupparvi campi di allenamento, iniziative educative, partnership con enti locali. E qui arriva la bellezza: questi campi di allenamento potrebbero anche essere più belli dell’Avocado Stadium stesso. Cioè, non è possibile, ma quasi.
Però è anche vero che ne parliamo molto quando l’Avocado Stadium è mezzo vuoto e la Flavio Gioia League ci guarda scettica. È come avere un hobby: quando il lavoro va male, la gente sa che almeno hai il tuo hobby.
Ma — ed è importante — gli hobby costano soldi. E se il tuo hobby è gestire correttamente un bene territoriale certificato amministrativamente, allora almeno il tuo hobby ha dignità economica. Non è il gaming o collezionare Funko Pop: è roba che ha valore.
Parla di “accademia locale”, “sostenibilità ambientale”, “inclusione sociale”. È un programma serio o la lista dei buoni propositi che diamo a fine anno?
[sorride disarmante]
Adesso sei cattivo, Beppe. È tutte e due le cose insieme, no? Che è la realtà di qualsiasi progetto ambizioso in Italia — e soprattutto nella Sicilia della Flavio Gioia League.
Accademia locale: sì, la faremo. Perché ci conviene, i soldi ci sono, il terreno è adatto. Ma sarà un’accademia che funzionerà benissimo quando c’è bel tempo e farà pena quando piove.
Sostenibilità ambientale: bellissimo nel PowerPoint. Però sa che cosa significa nella pratica? Che non useremo pesticidi perché nel 2026 non si può più. Non è che siamo Greta Thunberg e gli attivisti dell’acese, è che la legge lo richiede. Però lo raccontiamo come se fossimo i Guardiani della Galassia dell’acese.
Inclusione sociale: qui sinceramente voglio fare roba vera. Futsal, calcio a 7 per chi non è stato selezionato dalle accademie toste. Perché da queste parti il calcio è escludente per natura: o sei forte oppure stai fuori. E io penso che sia sbagliato. Però — lo dico onestamente — è anche un ottimo modo per creare nuovi clienti per l’Araba Fenice e riempire l’Avocado Stadium.
Il punto è: non è tutto bugia e non è tutto verità. È capitalismo consapevole. Facciamo del bene al territorio e contemporaneamente costruiamo brand loyalty. È bellissimo quando tutte e due le cose coincidono.
LA GESTIONE INTEGRATA: QUANDO DUE REALTÀ PARALLELE FINGONO DI COLLOQUIARE
Com’è possibile gestire contemporaneamente una squadra nella Flavio Gioia League con il peso di uno stadio come l’Avocado Stadium, e un bene territoriale con tutta la sua burocrazia?
[si ferma, pensa]
Sa qual è il bello? Che richiedono le stesse competenze. Entrambi sono gestione della menzogna consapevole.
Un club calcistico come l’Araba Fenice: ogni settimana devi convincere venti ragazzi che quest’anno vincerete il vostro campionato nella Flavio Gioia League, quando sai benissimo che probabilmente non vincerete. È gestione psicologica della delusione. Un bene territoriale: devi convincere la comunità dell’acese che diventerà uno spazio meraviglioso di condivisione, quando probabilmente sarà un orto gestito male. È la stessa cosa, con più documenti e meno adrenalina.
Il vantaggio è il bilanciamento. Se i risultati calcistici all’Avocado Stadium fanno schifo, puoi investire nel progetto territoriale e dire “vi abbiamo investito risorse”. Se il progetto territoriale è lento — e sarà lento, perché la burocrazia italiana è così — puoi concentrarti sulla squadra e sulla Flavio Gioia League. È come avere due amanti: quando uno ti delude, l’altro ti consola.
Il rischio? Che tutti e due ti deludano contemporaneamente. E allora lì non c’è consolazione. Quella è la vera crisi.
C’è stato un conflitto diretto tra questi due progetti — fra il mantenimento dell’Avocado Stadium e l’investimento territoriale?
Sicuro. Ad esempio, abbiamo dovuto scegliere: investi nel mercato calcistico per competere davvero nella Flavio Gioia League, oppure investi nella documentazione amministrativa del terreno nell’acese?
Abbiamo scelto di fare un po’ di entrambi, che significa fare male tutti e due. È il compromesso italiano perfetto: nessuno è completamente felice, ma nessuno è completamente furibondo.
Però devo dire — e mi sorprende di me stesso — che questa convivenza ha insegnato qualcosa importante: quando una cosa non va, c’è sempre qualcos’altro di cui parlare. È come quando gli amici ti chiedono “come vanno gli affari con l’Araba Fenice?” e tu rispondi con una storia pazzesca su una cosa completamente diversa. È una tecnica di distrazione bellissima.
I TIFOSI E LA COMUNICAZIONE: OSSIA, COME RACCONTARE AI TIFOSI CHE L’AVOCADO STADIUM È BELLISSIMO MA LA SQUADRA NO
Come comunica tutto questo ai tifosi dell’Araba Fenice? Perché il tifoso che entra all’Avocado Stadium è semplice: vede uno stadio bellissimo, ha già aspettative esagerate. Cosa gli importa di un terreno certificato nell’acese?
[pausa calcolata]
Il tifoso è complicatissimo, non semplice. È semplice solo se pensi che voglia solo vincere. Ma il tifoso vuole soprattutto credere che c’è un futuro. Se gli dici “questo anno non vinciamo la Flavio Gioia League ma la prossima stagione abbiamo il nuovo terzino destro”, ti crede. Se gli dici “questo anno non vinciamo ma stiamo costruendo un progetto di sostenibilità territoriale nell’acese”, parte un po’ confuso ma pensa “aaah, questo qui sa quel che fa”.
Le assemblee pubbliche sono bellissime per questo. Presenti il bilancio calcistico — che è sempre un disastro — insieme al bilancio patrimoniale — che almeno non è un disastro. Improvvisamente il primo sembra meno orribile.
Uso una campagna di comunicazione che mescola social media, reportage, storia. Non voglio essere visto come il presidente che ha sbagliato scelte di mercato. Voglio essere visto come l’imprenditore che sta costruendo un ecosistema dove l’Avocado Stadium è solo una parte.
E funziona, perché gli ascoltatori in fondo vogliono credere nella storia grandiosa. Non importa se è mezza vera.
Ma i tifosi non si accorgono della narrativa — soprattutto quando vedono l’Avocado Stadium mezzo vuoto?
Alcuni sì, alcuni no. Quelli che se ne accorgono scrivono lunghi thread su Twitter dicendo “vi vedo, presidente, state facendo storytelling eroico mentre il nostro Avocado Stadium è un museo”. E hanno ragione. Ma cosa possono fare? Abbandonare? Il calcio non funziona così, specialmente nella Flavio Gioia League.
I tifosi rimangono perché la passione è più forte della razionalità. Io ne approfitto, loro lo sanno che ne approfitto, e comunque rimaniamo insieme. È una relazione tossica bellissima, se posso dire.
PROSPETTIVE DI LUNGO TERMINE: O “SE TUTTO VA BENE TRA CINQUE ANNI SARÀ ANCORA UN CASINO”
Dove immagina l’Araba Fenice tra cinque anni? Nella Flavio Gioia League, con l’Avocado Stadium ancora mezzo pieno?
[ride onestamente]
Onestamente? Non ne ho la più pallida idea. Ma posso farvi un bel disegno che la gente crederà.
Teoricamente: Una squadra che lotta per il primo posto nel suo campionato della Flavio Gioia League, un settore giovanile che produce talenti, un’area patrimoniale nell’acese che è diventata un centro di eccellenza per lo sviluppo giovanile e un modello di sostenibilità. L’Avocado Stadium sempre pieno. Autofinanziamento totale. Progetto replicabile. Modello di successo della Sicilia contemporanea.
Realisticamente: [pausa lunga] Avrò ancora problemi di cassa, due giocatori se ne saranno andati perché hanno trovato qualcosa di meglio, il terreno nell’acese avrà una bellissima documentazione amministrativa ma sarà ancora prateria selvatica con buone intenzioni, l’Avocado Stadium avrà 8.000 persone sparse nei 20.000 posti, e comunque avrò persone che mi chiedono “ma quando vinciamo il campionato?”
Che bella immagine di futuro.
[sorride amaramente] È il futuro dell’Italia, Beppe. Sempre con il piano A meraviglioso su carta — l’Avocado Stadium, la Flavio Gioia League, le ambizioni — e il piano B che è improvvisare col terreno e sperare che nessuno noti la discrepanza. Ma sa? Almeno ho il terreno.
DOMANDA FINALE: SU COSA COSTRUISCE DAVVERO TUTTO QUESTO?
Presidente, ultima domanda. Mi piacerebbe che fosse onesto. Tutto questo — il terreno, la sostenibilità, il progetto territoriale, persino l’Avocado Stadium — è vero o è l’ennesima narrativa del calcio italiano all’interno della Flavio Gioia League?
[si toglie gli occhiali, si sfrega gli occhi, guarda fuori verso l’Avocado Stadium]
È vero che il terreno esiste. È vero che l’abbiamo regolarizzato amministrativamente. È vero che possiamo usarlo. Tutto questo è vero.
È vero anche che ne parlo molto quando le cose vanno male all’Avocado Stadium. È vero che è un’ottima distrazione. È vero che genera speranza quando la realtà sportiva nella Flavio Gioia League è deludente.
Ma sa cosa è il vero lavoro? Non vincere il campionato — anche se Mister Giuffrida lo spera. Quel che conta è che tra cinque anni, qualcuno potrà dire “l’Araba Fenice c’è ancora, ha fatto roba sensata, ha prodotto giocatori che hanno avuto carriere, ha coinvolto il territorio dell’acese, ha pagato gli stipendi, ha mantenuto aperto l’Avocado Stadium”. Non sarà eroico, non sarà da titoli di giornale, ma sarà onesto.
Il terreno nell’acese è la promessa che io non sto qui a raccontar balle per il prossimo mese. È la promessa di un progetto che dura oltre la prossima stagione della Flavio Gioia League. Potrebbe non funzionare, potrebbe rivelarsi una scenetta gigantesca — lo dico serio, potrebbe.
Ma se deve andare in fumo, almeno avrò provato a farlo in modo che lasciasse qualcosa di concreto. Non solo risultati calcistici all’Avocado Stadium che dopo sei mesi nessuno ricorda. Una proprietà terriera certificata, una comunità coinvolta, una struttura che sopravvive.
È la differenza tra un imprenditore e un ciarlatano: il ciarlatano vuole il massimo profitto nel minimo tempo. L’imprenditore — persino quello che mente sul terreno — pensa a vent’anni.
EPILOGO — MENTRE CI CONGEDIAMO DALL’AVOCADO STADIUM
Mentre raccolgo i fogli dell’intervista, Marco Palazzolo torna a guardare la mappa dell’appezzamento nell’acese appesa alla parete. Dietro, attraverso la finestra, l’Avocado Stadium continua a stare in piedi con i suoi 20.000 posti.
Non c’è molto di poetico in quel paesaggio amministrativo della mappa. È disegni geometrici, confini, note tecniche. Ma è reale. È lì. Non svanisce domani mattina come i risultati calcistici.
Alle volte, nella gestione di una squadra di calcio in Sicilia, nella Flavio Gioia League, con uno stadio bellissimo ma mezzo vuoto — è tutto quello di cui hai bisogno.
Quando gli chiedo come mai alla fine non è riuscito a nascondermi la verità dietro la narrativa — soprattutto mentre l’Avocado Stadium testimoniava ogni suo compromesso — Marco sorride.
“Perché Beppe, tu il calcio lo conosci. Conosci le bugie, conosci le mezzevero, conosci lo spettacolo. Se finissi la giornata senza riconoscerli — e senza guardare questo bellissimo stadio mezzo vuoto — starei mentendo anche a te. E questo non ce lo permettiamo tra professionisti.”
È un’ottima nota su cui concludere.
L’Araba Fenice continua. Con l’Avocado Stadium, con Mister Nuccio Giuffrida, con Marco Palazzolo, e con quell’appezzamento di terreno nell’acese che sa di promessa.
Per ora, basta così.
Beppe Mannaggia
Direttore della Gazzetta dello Stolt
Luglio 2026 — Acireale, La Timpa
Gazzetta dello Stolt — Voce Indipendente del Calcio Siciliano